Molte sono state le ricerche per comprendere se ci sia o meno questa dipendenza e quanto può essere diffusa, come ad esempio quella di alcuni studenti del corso di giornalismo dell'università di Maryland che hanno partecipato al progetto "A day withoot Media": 24 ore senza connessione, smartphone, tablet, facebook, twitter ecc organizzata dall' ICMPA (International center for media and public agenda). Contraria è però la meta-indagine quantitativa "Internet Addiction: Metasynthesis of 1996-2006", secondo la quale non esistono criteri comuni per valutare la dipendenza.
Caso emblematico riguarda l'internet Paradox realizzato dalla Carneige Mellon, University di Pittsburg per descrivere le caratteristiche relazionali degli utenti di internet.
La prima versione della ricerca, che risale al 1998, stabilisce una connessione tra l'uso della rete e il peggioramento dei rapporti "face to face" con incremento di casi di depressione e solitudine. Ma la stessa analisi ripetuta nel 2002 rivela che chi naviga e frequenta social network è più inserito nella vita sociale.
Ma allora chi si connette più di 8 ore al giorno?
Secondo Kimberly Young, direttrice del "Center for internet addiction recovery" e fedele seguace della definizione di Ivan Goldberg del "disturbo da dieta mediatica", oltre al tempo trascorso davanti al pc ci sono sintomi chiari sia fisici ( sindrome del tunnel carpale, repentino cambiamento di peso ecc) che comportamentali ( ansia, nervosismo e astinenza). Ciò riguarda 1 americano su 8 e in Cina, Corea del sud e Taiwan si tratta del 30% della popolazione digitale.
Per quanto riguarda l' Italia secondo il rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza del 2011 quasi 1 ragazzo su 5 si sente inquieto e nervoso quando non può accedere alla rete e il 17% ha cercato di ridurne l'uso senza riuscirci.
Infine la ricerca "Internet addiction disorder.Prevalence in an italian student populazion" realizzata all'inizio del 2012 dall'ospedale di Cremona rivela che il 94,19% degli utenti internet fa un uso normale del mezzo e il 5,01% è moderatamente dipendente, lo 0,79% lo è seriamente.

Dunque in Italia le percentuali non sono alte ma c'è da dire che nel 2009 al Policlinico Gemelli di Roma è stato aperto un ambulatorio dedicato all' IAD che in 3 anni ha aiutato 550 persone di cui il 20% adulti e l'80% giovani.
I ragazzi hanno tra gli 11 e i 23 anni e vivono relazioni "prive di corpo" nelle chat o nei giochi on line. I genitori "immigrati digitali" non capiscono i figli "nativi" e pensano di dover curare una dipendenza ma spesso è altro. Il centro indaga sui loro disturbi affettivi e chi guarisce inizia ad uscire con un ragazzo/a, ma non viene chiesto loro di spegnere il pc...
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